Francia-Germania: storia di un’amicizia in crisi
Pubblicato: 14 maggio 2013 Archiviato in: Esteri | Tags: europa, Francia, front de gauche, Hollande, Maastricht, melenchon, merkel, sarkozy, Spagna, ylenia citino Lascia un commento »L’asse franco-tedesco traballa. La Francia ha deciso di farla finita con l’austeritá. Basta, tuona il ministro delle Finanze Moscovici, «stiamo chiedendo di porre in atto delle politiche di crescita da almeno un anno, tutta questa austeritá impedisce la crescita». Affermazioni nettamente in frizione con quelle di Schauble, controparte tedesca costretta a tenere dritta la barra in vista della corsa al terzo mandato della Merkel per settembre. È tempo di giocare a carte scoperte, ormai. Leggi il seguito di questo post »
Europa: al via la presidenza cipriota
Pubblicato: 5 luglio 2012 Archiviato in: Unione Europea | Tags: cipro, crisi, David Cameron, Der Spiegel, euro, europa, Hollande, italia, merkel, Monti, presidenza cipriota, rajoy, semestre, Spagna Lascia un commento »
Il primo di luglio è stato ufficialmente il giorno d’avvio della presidenza cipriota al Consiglio dell’Unione Europea. Ringraziamenti e critiche per la conclusa presidenza danese. Ma solo martedì il presidente della Repubblica di Cipro, Demetris Christofias ha cominciato la lunga serie di incontri rituali: col presidente del Parlamento europeo Martin Schultz, col presidente della Commissione europea Jose Barroso, con i leader dei gruppi politici al PE e così via. Un inizio solenne che si incunea in un periodo estremamente difficile per l’Europa. Leggi il seguito di questo post »
Luci e ombre della nuova costituzione ungherese
Pubblicato: 7 gennaio 2012 Archiviato in: Esteri, Uncategorized | Tags: amnesty international, Budapest, diritti del nascituro, economia ungheria, Fidesz, FMI, italia, Jobbik, matrimonio omosessuale, norvegia, orbàn, radici cristiane, Silvio Berlusconi, Spagna, UE, usa, valori famiglia, viktor orbàn Lascia un commento » 
Più di diecimila manifestanti, dicono, si sono riversati nelle gelide piazze ungheresi, e non per festeggiare il primo dell’anno ma per protestare contro l’entrata in vigore della nuova costituzione ungherese. La stragrande maggioranza dei media occidentali e statunitensi si è mostrata accorata per le sorti della democratica Ungheria, che rischierebbe di essere travolta dalla «cappa conservatrice» forzosamente e unilateralmente imposta dal partito «di regime». Leggi il seguito di questo post »
Parigi più Berlino: nein, danke
Pubblicato: 11 ottobre 2011 Archiviato in: Esteri | Tags: Bnp Paribas, chris sims, Crédit Agricole, Dexia, FESF, Francia, frattini, grecia, merkel, sarkozy, Société Générale, Spagna, The Economist, tom sargent 1 Commento »
da http://www.ragionpolitica.it
Sarkozy e la Merkel epicamente convengono che la penuria di liquidità di credito nelle banche rischia di contagiare l’economia reale. E dunque, per evitare la funesta evenienza, occorre agire, compatti più che mai, e salvare la barca che affonda. Bene, bravi. Ma il fine non giustifica i mezzi, se questi sono totalmente sprezzanti del metodo comunitario, guadagnato a fatica dopo secoli di guerre ed astio.
Frattini ha ragione quando evoca la nascita di uno pseudo direttorio franco-tedesco in Europa. L’incontro fra i leader delle due economie più solide dell’eurozona parrebbe voler creare Leggi il seguito di questo post »
Perché l’Italia non è a rischio default
Pubblicato: 7 ottobre 2011 Archiviato in: Economia | Tags: Antonio Borges, berlusconi, crisi finanziaria, downgrade, Fitch, Fondo Monetario Internazionale, grecia, moody's, Portogallo, S&P, Spagna, tremonti 3 Commenti »
da http://www.ragionpolitica.it
L’Italia è ben lungi dal cadere in default. Sembrerebbe un’affermazione paradossale, in un momento in cui il nostro paese viene da un downgrade di trenotches da parte di Moody’s. Tuttavia, per interpretare al meglio la decisione di declassare il merito del nostro credito al livello A2 (che nella scala che parte da una tripla A si trova al sesto posto), bisogna arrivare a comprendere che spesso queste prese di posizione derivano sì da valutazioni economico-finanziarie, ma anche e soprattutto da considerazioni prettamente politiche Leggi il seguito di questo post »
Grecia: segua le regole di risanamento
Pubblicato: 5 luglio 2011 Archiviato in: Esteri, Unione Europea | Tags: atene, Austerity, crisi del debito, Fondo Monetario Internazionale, grecia, IMF, papandreou, Portogallo, Spagna, The Economist Lascia un commento »
Asserragliato dai manifestanti, il Parlamento ellenico approva le ultime misure per salvare il salvabile. Bisogna placare gli animi e ingoiare il boccone amaro dell’austerity. L’unica cosa che resta da fare è stringere la cinghia, dar prova di virtuosismo e ottenere la quinta tranche del megaprestito. Sapendo che comunque non sarà sufficiente. E che, probabilmente, di bailout ne servirà un secondo.
Il problema è convincere la gente della bontà delle misure draconiane. È chiaro che, se una popolazione è stata per anni abituata ad un tenore di vita superiore rispetto al tasso di crescita (negativo), assieme ad un sistema assistenziale lasso negli sprechi e generoso nelle prestazioni, adesso non si può fare altro che tentare la via dell’austerity. Il problema della Grecia, allora, è duplice: da un lato, sull’onda degli indignados iberici anche a Piazza Syntagma ha preso piede la protesta. Per assistere a scene simili dobbiamo risalire alla carica contestativa sessantottina. Ma se quello era un movimento sociopolitico eterogeneo che reclamava una maggiore apertura della società, le masse che vediamo oggi nelle piazze si sollevano per ragioni economiche. Infatti, e questo è il secondo problema, ciò avviene a causa di un radicale scollamento fra i cittadini e i loro rappresentanti politici.
La sfiducia generale, testimoniata dall’arrancare di Papandreu e del suo traballante rimpasto, culmina nell’aggregazione spontanea in strada. Senza bandiere né colori politici. Fra i due litiganti, dunque, dovrebbe trovarsi un compromesso. Che non è la pretesa incondizionata del popolo di mantenere quelle stesse condizioni di vita che hanno portato al collasso. E che non è nemmeno l’idea di svendere le attività pubbliche con i 50 miliardi di privatizzazioni in cantiere (che puzza molto di Prima Repubblica all’italiana). Proprio su questa manovra, peraltro, Trichet ha detto la sua, uscendo dal coro. Per lui, Atene «ha un asso nella manica, ossia la capacità di mobilitare denaro privato sulla base di privatizzazioni» ritenute «di enorme importanza». Bene, ma un così imponente provvedimento non può essere emanato senza fissare, a latere, regole severe sulla governance di impresa, sull’indipendenza dalla politica, sui conflitti d’interessi. Altrimenti, si rischia un inceppamento delle istituzioni economiche. La Grecia dovrebbe seguire le regole di risanamento stabilite in sede europea.
La soluzione che prevede il successivo parziale coinvolgimento del Fondo Monetario Internazionale, invece, non è interamente auspicabile. Certo, è sicuramente meglio della prospettiva attendistica assunta dagli decision-maker europei. Questi sembrerebbero voler elargire ossigeno monetario, tranche dopo tranche, per prendere tempo fino all’entrata in vigore (2013) del meccanismo di stabilità europea (European Stability Mechanism), che altro non è che un fondo permanente di prestito. Ma l’intervento del FMI ci metterebbe nuovamente nelle mani di un’organizzazione sovranazionale non del tutto scevra da interessi peculiarmente propri. Che dire di un possibile default ellenico, per fare tabula rasa come fece l’Argentina? Vorrebbe dire ritorno alla dracma. E, nonostante le rassicurazioni contabili di coloro che valutano la Grecia solo in base al suo peso rispetto al PIL europeo, i rischi sarebbero comunque elevati. Poiché la dracma porterebbe inflazione, crisi delle banche e venti di contagio per i vicini più deboli (Portogallo, Spagna).«The Economist» propone una soluzione: perché non ristrutturare il debito?
Se Atene si comportasse bene, con un gesto consistente ma improcrastinabile (per evitare di estendere le perdite di banche e risparmiatori), seguendo le regole di risanamento già tracciate in sede europea, non ci sarebbe bisogno di interventi last minute, costosi e inadeguati. Tutto è rimesso, ancora una volta, nelle mani dei nostri leader europei che, invece di esitare, dovrebbero sciogliere la riserva e decidere. Subito.







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