Le critiche del GOP alla politica estera di Obama

da ragionpolitica.it

Si apre un altro fronte nella campagna per le presidenziali americane. A poche settimane dall’Election Day, i repubblicani ingrossano il fascicolo contro Obama per il fallimento nella gestione dell’attacco all’ambasciata americana a Bengasi. Risale ad appena un mese fa l’assedio dove hanno perso la vita l’ambasciatore Christopher Stevens e altri quattro americani. La gravità dell’episodio, verificatosi in concomitanza con Leggi il seguito di questo post »

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Scintille tra Turchia e Siria

da ragionpolitica.it

La vicenda: si deteriorano sempre di più le relazioni fra la Siria insanguinata da Assad e la Turchia di Erdogan, perenne candidata a un ingresso nell’Unione Europa. Dall’euro alle bombe, in un Paese con un vicino di casa troppo turbolento. Una polveriera, la Siria, le cui detonazioni incessanti hanno toccato persino il suolo turco. Risalgono a qualche giorno fa, infatti, i colpi di mortaio siriani finiti su Akcakale, città di confine che oggi piange la perdita di due donne e tre bambini. Leggi il seguito di questo post »


Damasco come Srebrenica?

Immagine

da www.ragionpolitica.it

28 luglio 2012

Damasco come Srebrenica. Continua il massacro dopo che la Russia e la Cina hanno fatto veto. Una risoluzione Onu conteneva sanzioni economiche contro il regime di Assad. Nulla di fatto. Passa una settimana di tensioni senza che la situazione in Siria possa migliorare. Leggi il seguito di questo post »


Siria, un Paese lacerato dal cruento declino di Assad

da ragionpolitica.it

Un anno di brutali violazioni. Sembra ieri che la polverosa Siria aveva dimenticato di trovarsi in una polveriera.Da paradiso per gli archeologi a sepolcreto di vittime innocenti. Qualche tempo fa, se si pensava a Damasco e alle regioni limitrofe, venivano in mente le fulgide bellezze dichiarate patrimonio dell’Unesco, i minareti, le rovine delle antiche cittadelle crociate, gli arabeschi e i mosaici, i santuari e le moschee islamiche, i bazar. Oggi, i tetti appesantiti dalle macerie sembrano uno smisurato sudario che si estende da sud fino al nord, fino ad arrivare ai burrascosi confini con la Turchia. Leggi il seguito di questo post »


La dubbia parabola ascendente di Assad

da www.ragionpolitica.it

Lo avevano dato per spacciato. O moribondo, per lo meno. Stando alle conclusioni affrettate di molti commentatori, lo scoppio della Rivoluzione dei gelsomini avrebbe contagiato anche quella terra. Forse, si era detto, la verve agitatrice avrebbe facilitato lo strappo dal potere anche in capo al temibile e dinastico reggente in Siria. Eppure, se alla primavera araba va ascritto il merito di aver depennato tre pesanti dittature, a nulla sono valse le analoghe proteste contro il governo di Damasco, se non a fomentare un criminoso e quotidiano eccidio. Leggi il seguito di questo post »


La Siria non è la Libia, tira vento di guerra fredda

da www.ragionpolitica.it

Occhi sempre più puntati sulla Siria, stato canaglia relegato a un grave isolamento diplomatico per via dei gravissimi crimini perpetrati dal regime di Assad. Solo negli ultimi giorni Damasco ha assistito impotente alla sua sospensione dal consesso della Lega Araba, l’organizzazione internazionale che riunisce i paesi nordafricani e della penisola araba (molti dei quali già protagonisti della rivoluzione del gelsomino). Oltre a ciò, Leggi il seguito di questo post »


Ankara chiude il dialogo democratico coi curdi. L’UE si acciglia.

tratto da “A Voce Alta”

Il segretario del DTP, Ahmet Turk

Recep Tayyp Erdogan, nelle vesti di segretario dell’AKP, Partito per la Giustizia e lo Sviluppo turco, non parrebbe pronto a salutare con molto favore la possibile decisione della Corte Costituzionale turca circa lo scioglimento del DTP, Demokratik Toplum Partisi o Partito della Società Democratica. Se l’imminente sentenza, infatti, avesse un esito in tal senso, nel parlamento a maggioranza musulmana si rischierebbe di ricorrere nuovamente alle urne. Ma non solo.

La questione curda è ancora sanguinolenta mentre il PKK, Partito dei lavoratori curdi, è ancora fuorilegge. Il leader, Abdullah Öcalan, peraltro, è oggi in stato di detenzione in territorio turco, nel costante rischio di essere sottoposto a pena di morte. Certo, nel conflitto fra stato turco e PKK ci hanno rimesso la vita circa 40.000 persone e Öcalan è ritenuto colpevole di numerosi crimini contro l’umanità. Ma ha comunque diritto a un processo che gli garantisca il diritto di difesa. Se questo rappresenterebbe un passo verso la democrazia, così come è stata la sorta di amnistia concessa ai gruppi militanti del PKK, un enorme passo indietro sarebbe, invece, quello della sentenza contro il DTP.

Occorre sapere, infatti, che tale movimento rappresenta l’unico valido interlocutore in seno al parlamento per la negoziazione della questione curda. Il suo leader, Ahmet Türk, ha dichiarato che, qualora il suo partito venisse dichiarato fuorilegge, essi continueranno a lottare dal basso per i diritti del popolo curdo, una volta bloccati a livello istituzionale.

Ankara e il governo Erdogan non farebbero di certo una bella figura nei lustri dei salotti europei, deludendoci nonostante la buona condotta con l’Armenia, con la quale si starebbero riallacciando i primi rapporti commerciali, con la Siria, nuovo partner politico a seguito della pietra posta sopra Alessandretta, nonché con il Kurdistan, all’interno del quale, nonostante le accuse di sostegno alla guerriglia curda, è stata annunciata l’apertura di un consolato. Se i segni di distensione e di non sottomissione alla politica militare americana – in Turchia sono ancora presenti basi statunitensi ma non c’è stata nessuna prova di collaborazione nella guerra contro l’Iraq – si sposano volentieri con il progressivo laicismo nazionale come inaugurato da Ataturk, l’apogeo turco riprecipita verso il basso in vista di una tale probabile sentenza. Mentre gli europei, quindi, si accigliano per via della chiusura repentina di un canale di dialogo con l’unico esponente legale dei curdi, Erdogan si acciglia ancor di più, poiché, col via libera della sentenza, 14 membri del DTP sarebbero cacciati dal Parlamento e, sommandosi alle attuali vacanze, costringerebbero la nazione allo svolgimento di nuove elezioni.

La maggioranza, detenuta dallo stesso Erdogan, ha comunque in mano la situazione: dovrà dare il suo assenso alle dimissioni forzate dei parlamentari. La partita, quindi, è ancora aperta. Eppure, da Bruxelles si rimugina quotidianamente sull’opportunità dell’ingresso della Turchia in Europa, poiché, si vocifera, se tale decisione andasse in porto e il DTP fosse sciolto, non è escluso che Ankara e dintorni siano presi d’assalto da attacchi terroristici in segno di ritorsione.


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