Il neopuritanesimo ipocrita
Pubblicato: 25 febbraio 2011 Archiviato in: Cronaca | Tags: antiberlusconesimo, bindi, comencini, giuliano ferrara, popolo viola, puritano 2 Commenti »
Un rovente weekend sui fornelli è quello che si preannuncia fra sabato 12 e domenica 13 febbraio in tutte le principali piazze d’Italia. Dopo la puntatina inscenata sotto la villa di Arcore negli scorsi giorni, il Popolo Viola ritorna in scena con prepotenza e ingaggia i migliori spin doctors purpurei. Si tratterebbe nientepopodimeno che l’esortazione a formare allegri cortei di paracasalinghe/i armati di pentole, padelle, tegamini e coperchi e pronti a «far casino» con mestoli, cucchiai e spatole degne del più raffinato chef. Che dire? Sembrerebbe quasi di essere tornati alle originarie rivoluzioni sessantottine o proletarie, se non fosse che siamo passati dalle forche alle forchette.
Ma cosa bolle in pentola? Certo, i violacei e i sensibili palati hanno di che essere pizzicati. Eppure apparentemente erano loro i figli dell’età pasoliniana che, come ricorda Daniela Santanchè in un’intervista al Giornale, si fregiavano di aver vinto battaglie epiche nelle rivendicazioni sul divorzio, sull’aborto e, soprattutto, sulla libertà sessuale. Pare che adesso, invece, vada di moda un rigido puritanesimo, in quanto unica via praticabile per scacciare l’odioso tiranno dal suo scranno. Ignorano, purtroppo, gli ingenui porporini, che il loro ergersi a difesa della democrazia non è altro che un abbassarsi a favore della magistratocrazia. Montesquieu aveva profuso gran parte delle sue energie scientifiche nell’illustrare la necessaria demarcazione fra i poteri dello Stato. Eppure i suoi insegnamenti avrebbero bisogno di essere rispolverati fin dai primordi in periodi come questo, in cui poteri eminentemente depoliticizzati si arrogano la prerogativa di gettare nel tritacarne un’alta carica dello Stato. Basti pensare, a titolo di esempio, che è ormai prassi ordinaria intercettare Silvio Berlusconi, nonché molte delle persone a lui legate, pur in assenza di qualsivoglia notizia di reato e, anzi, al solo scopo di «scavare per trovare il marcio».
Le marionette ingenue, purtroppo, non sono solo colorate di viola. Anche una parte del popolo in rosa, infatti, marcerà domenica in segno di protesta: la mobilitazione di «Se non ora quando» ha come sua mascotte la Comencini, immortalata in uno spot che tanto ricorda il celebre quadro «Il quarto stato», di Pellizza da Volpedo, con donne dal volto visibilmente indignato che si schierano minacciosamente dietro la figura di spicco. E subito si sono affiancate all’appello donne come Rosy Bindi, Sabina Guzzanti, Concita De Gregorio, Miuccia Prada, Lidia Ravera. Insomma, da un lato l’occasione per un diversivo goliardico, dall’altro una protesta impegnata su uno stile radical chic (come testimonia l’adesione della Prada). Seria o faceta, questa chiamata alle armi sembra piuttosto una passeggiata tra comari, scatenata dal passaparola di chiacchiere da parrucchiere. Piuttosto, nasconde l’ennesima strumentalizzazione. Agli apparentemente ammirevoli intenti (di facciata) volti a «ridare la dignità alle donne», si potrebbe benissimo obiettare che: a) questo fanatismo moralista e un po’ bacchettone puzza un po’ di finto perbenismo; b) il vero scopo, neanche troppo nascosto, è ovviamente colpire sempre il solito bersaglio nel tentativo di estrometterlo; c)l’invidia che muove la massa di disillusi è certamente interpretabile come l’effetto scaturito dal voyeurismo scandalistico da copertina.
C’è comunque chi, nella febbre da manifestazione urbana, non si perde d’animo e punta al sostegno al premier. Giuliano Ferrara, infatti, tiene una contro-manifestazione in opposizione alla «crociata giacobina e puritana», prevista a Milano per l’infuocato sabato 12. Egli afferma, con riferimento al presidente del Consiglio: «Il problema è che vogliono mettergli le mani addosso per evidenti ragioni politiche alimentate da spirito facinoroso e da avversione antropologica a un’Italia popolare rigettata e odiata; ma non basta, dichiarano di voler “andare oltre” Berlusconi, bandiscono una crociata puritana in cui arruolano anche i tredicenni (con riferimento al ragazzino che ha parlato al Palasharp, ndr), allagano ogni spazio informativo gridando alla libertà di stampa conculcata, parlano con disprezzo del denaro di cui hanno piene le tasche e le menti, si intromettono nei capricci dell’altrui sangue senza fare i conti con le loro colpe, agitano il corpo femminile come un simbolo di vergogna. Spiano, intercettano, guardano dal buco della serratura e stanno inculcando in una generazione di italiani il disprezzo per la politica». Perché, allora, tutti i manifestanti che brandiranno alle nuvole i propri utensili da cucina non si sollevano anche contro le gravi compressioni della libertà di pensiero e del diritto alla riservatezza scatenate dalla metodologia d’indagine di certa magistratura che, in barba al più elementare principio deontologico, emette comunicati stampa per declamare a gran voce accuse contro personaggi pubblici? Un tempo valeva il principio «in dubio pro reo». Oggi, invece, in pochi si preoccupano dell’eventualità che chiunque possa rischiare di vedersi compromessa la reputazione in balia di un malcelato fumus persecutionis.






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