Sulla Giustizia niente compromessi al ribasso

da ragionpolitica.it

4 settembre 2012

Quando i riflettori sembrano tutti puntati sulla legge elettorale, c’è una terna di questioni che passa quasi inosservata ma su cui potrebbe giocarsi la sorte dell’attuale governo: intercettazioni, responsabilità dei giudici e anti-corruzione. Tre temi che al Pdl stanno molto a cuore e che, nel caso non dovessero essere trattati col dovuto riguardo, potrebbero portare ad una crisi governativa. Leggi il seguito di questo post »

About these ads

Il tormentone di fine estate: le elezioni anticipate

da ragionpolitica.it

26 agosto 2012

Che le vacanze estive stiano portando consiglio ai politici italiani è sicuramente un bene, visto che le giornate burrascose, trascorse a monitorare lo spread ora dopo ora, avevano fatto ricredere in molti su quel governo Monti pacato e deputato a fare le riforme necessarie all’Italia. Le riflessioni sotto l’ombrellone, invece, pare stiano determinando una rinnovata volontà di accordarsi su una questione particolarmente spinosa: la legge elettorale. Leggi il seguito di questo post »


Riforma dei partiti: “soltanto” 53 proposte di legge dal 2008

da ragionpolitica.it

Giustamente, Napolitano riconosce la sempre meno latente crisi dei partiti. E alla cerimonia sui David di Donatello ha sciorinato la sua personale ricetta: «recuperare la fiducia in noi stessi e negli altri». I toni istituzionali non mancano, quando chiarisce che la politica è in affanno non solo da noi, ma in tutta Europa. Eppure, sa bene che il recupero della fiducia è sempre più difficile in momenti come questi, in cui si scopre che i soldi della Lega, ergo dello Stato, Leggi il seguito di questo post »


Le deboli proposte delle opposizioni

da www.ragionpolitica.it

Adesso Francia e Germania non ridono più. Di fronte agli sbalorditivi -5,38% e -5% rispettivamente dei loro indici, parte subito il j’accuse per capire chi, come e quando abbia fallito. Che il direttorio Parigi-Berlino sia stato un flop con le sue prese di posizione tardive, lo dimostra l’unilateralità della decisione di Papandreou di sottoporre a referendum popolare il pacchetto di misure d’austerità, Leggi il seguito di questo post »


Milleproroghe vs Fini e Napolitano

Roma - Palazzo Chigi

Image via Wikipedia

Si lavora anche di sabato in Parlamento. Perché il 27 febbraio è una scadenza perentoria, passata la quale il decreto legge n. 225 decadrebbe definitivamente. E quindi, bando alle ciance, tocca pazientare un altro po’ e sorbirci questo terzo giro di boa per un Milleproroghe che spacca e unisce.
In primo luogo, spacca. Il gruppo al senato di Futuro e Libertà uscito dalle votazioni non ha un semplice occhio nero ma è direttamente in prognosi riservata. Mentre il Governo incassava la sua ennesima fiducia a Palazzo Madama, Gianfranco Fini si strappava i capelli per il comportamento indisciplinato di quei quattro bricconi che non erano presenti in aula (Contini, De Angelis, Egidio, Germontani e Menardi), mentre l’inosservato (non tanto) Pontone si asteneva.  E così il vice-capogruppo uscente di Fli, Pasquale Viespoli, ha preso atto che non esiste più un clima politico adeguato per la sopravvivenza del gruppo, minato dalle inarrestabili defezioni. Fli al senato si è, dunque, decomposto.
In secondo luogo, unisce. Unisce la maggioranza, che è sempre più solida nonostante i continui attacchi dei media e della magistratura. Tali attacchi erano solo affondi lanciati nel vuoto, come hanno dimostrato i fatti. Unisce gli italiani, che in questo decreto, spregiativamente definito omnibus, vedono un ulteriore impegno del Governo a sostenere la crescita e l’economia. Unisce Nord e Sud, perché se il federalismo fraziona per responsabilizzare gli enti territoriali, il Milleproroghe predispone tante piccole misure addizionali per riscattare un Mezzogiorno che ancora va a rilento.
Certo, non bisogna dimenticarsi che Napolitano ha mandato un messaggio al Parlamento sollevando alcune censure di costituzionalità. Il Colle si doleva del carattere eccessivamente eterogeneo del provvedimento, ma sorge legittimo un quesito: come mai nulla di simile era accaduto sui provvedimenti passati? Forse questi non partecipavano della medesima natura di decreto prismatico, tecnico e, in definitiva, molto simile a una finanziaria bis?
È difficile pensare che non sia saltato in mente a nessuno il fatto che i termini per l’approvazione sono vicini alla scadenza e che le seppur legittime argomentazioni presidenziali per rivedere l’articolato legislativo potrebbero, magari, essere strumentali a dilazionare ulteriormente i tempi, nell’inconfessato scopo di rendere vani gli sforzi di Palazzo Chigi.
Ma è bene che ciascuno faccia il suo lavoro e così, con un maxiemendamento che sana ogni perplessità, attendiamo fiduciosi che la navette parlamentare faccia il suo corso. Anche perché, coi tempi che corrono, il reperimento delle risorse economiche diventa sempre più difficile. L’inquietudine che regna nelle borse mondiali, dopo le vicende del Maghreb e del Medio Oriente, dimostra che dobbiamo essere pronti a tutto. E se con lungimiranza abbiamo proposto e portato avanti iniziative come la riforma dell’art. 41 della Costituzione, non abbandoniamoci a litigi da condominio sulle quote latte, in un momento come questo, in cui ci deve più preoccupare l’aumento del prezzo del petrolio o l’esodo ecumenico di milioni di profughi sulle nostre coste.


Giorni di piombo per il centrodestra

tratto da “Club della Libertà.it”

L’aggressione al premier: cosa ne pensano i giovani del club Zoon Politikon

Attoniti e sbigottiti, in questi giorni ne avevamo viste di cose strane, ma una cosa del genere non ce la saremmo mai aspettata. Così, quando nella home di Facebook abbiamo cominciato a vedere scritte del tipo “10 dei tuoi amici sono diventati fan di Massimo Tartaglia”, abbiamo appreso, prima ancora che i giornali e le televisioni diffondessero realmente la notizia, il nome dell’aggressore del premier.

“È una vergogna e una sconfitta di tutti. Destra e sinistra”, commenta amareggiata Simona Spadola, neolaureata in giurisprudenza, “quest’evento è la prova del progressivo deterioramento della dialettica politica italiana”. I toni dello scontro di questi ultimi giorni, del resto, hanno messo la pulce nell’orecchio di molti: che sia questo forse un segno premonitore di un plausibile ritorno alla stagione della violenza?

“Adesso viviamo quella che è una parodia degli anni più oscuri della nostra storia, ovvero gli anni di piombo; dalla violenza vera siamo ancora lontani. Dunque, è auspicabile un clima di sereno confronto e dialogo, fra persone di buon senso. Ciò che non è auspicabile e che tutti temiamo, invece, è proprio l’eventualità che si ricalchino quegli anni”. Diego Giuliani, 28 anni, ha proprio ragione. E allo stesso modo la pensa anche Antonio Assenza, siciliano, che aggiunge: “Se adesso stiamo qui a parlare del rischio di toni sempre più violenti, è frutto della campagna denigratoria portata avanti contro il premier, ben al di là dell’ambito politico. Simili operazioni non possono fare altro che fomentare gli animi degli estremisti di qualsiasi orientamento politico. Noi giovani desideriamo un ritorno alla moderazione”.

Di chi è la colpa, quindi? Tutti sembrano d’accordo nell’attribuire un ruolo rilevante ai media italiani, pregni di antiberlusconismo. Loris Cottoni, 20 anni, afferma che i continui attacchi piovuti dai vari Travaglio e Santoro, dietro lo scudo dei giustizialisti di Di Pietro, sono gli infausti progenitori della sciagurata aggressione. Non solo. Non bisogna dimenticare la stampa, sottolinea Letizia Balestrieri, attivista della Giovane Italia.  La vera ferita purulenta dell’Italia è insita nell’informazione cartacea orientata a sinistra, che non fa altro che amplificare qualsiasi risvolto negativo della vita privata del premier. Che sia forse per nascondere la mancanza di contenuti dell’opposizione?

“È evidente” sostiene Emilio Valenti, in erasmus a Parigi, “che ci sono forze extraparlamentari che soffiano sul fuoco dell’odio sociale. Io rispetto il diritto sacrosanto di fare opposizione, ma non condivido il fatto che la stessa si basi su un piano personale piuttosto che sul merito delle iniziative di governo”. La preoccupazione di tutti è che il popolo può non possedere le informazioni adatte a filtrare i contenuti partigiani di certe notizie. “Dopo la parentesi viola del “No B-Day”, mi viene il dubbio”, ipotizza Gianmaria Lauro, studente Luiss, “che alcuni fra gli ambienti più ostili a Berlusconi possano covare il desiderio di sgomberare il campo dalla figura “pesante” del Presidente attraverso vie non democratiche”.

Il raptus “improvviso” ma premeditato di Tartaglia è inequivocabilmente il gesto di un folle psicopatico. Eppure, come ci ha ammonito il Presidente della Repubblica Napolitano, non è privo di implicazioni politiche. La nostra consolazione è questa: i milioni di italiani, che lo hanno votato e che hanno riconfermato il loro sostegno durante le europee, daranno nuovamente fiducia al centro-destra in occasione delle prossime regionali. “E comunque” ci rincuora Emilio, ridacchiando, “il Presidente tornerà ancora più grintoso di prima”!


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 506 follower