Napoli: la politica degli sprechi in tempo di crisi
Pubblicato: 26 settembre 2011 Archiviato in: Cronaca | Tags: bassolino, de magistris, monnezza, napoli, napoli servizi s.p.a., riccardo realfonzo, rosa russo iervolino Lascia un commento »
Di stranezze in Italia ne abbiamo molte. Eppure talvolta ci capita di assistere a vicende che, se normalmente creerebbero indignazione, in giorni di austerità come questi suscitano direttamente un profondo sentimento di vergogna. Si chiama Napoli Servizi s.p.a. È l’ennesimo carrozzone del Pd, residuo vivo del bassolinismo, che in tempo di crisi non ce l’ha proprio fatta a stringere i denti o a tirare la cinghia. Il suo direttore generale, l’architetto Ferdinando Balzamo, ha preferito dare l’ok ad un aumento di stipendio di 1,7 milioni di euro, destinato ai suoi 13 dirigenti, che lo ringrazieranno a vita per il ritocco di 5000 euro sul superminimo. Leggi il seguito di questo post »
Napoletani beffati dal loro eroe
Pubblicato: 21 giugno 2011 Archiviato in: Cronaca | Tags: Acerra, berlusconi, bertolaso, Caivano, de magistris, ida alessio vernì, luigi cesaro, napoli, raffaele tecce, tarsu Lascia un commento »
Napoli brucia. Napoli puzza. E nel frattempo si infiamma di proteste e di vapori tossici. Nemmeno il caro buon De Magistris ha la bacchetta magica. Proprio lui, in uno sciagurato venerdì 17, aveva sbandierato la sua arma migliore: il populismo demagogico. Durante una conferenza stampa aveva dato sfoggio della sua magniloquenza: «In quattro-cinque giorni la città e la provincia di Napoli saranno liberate dalla spazzatura!» Tuttavia, il Re Mida dei rifiuti, colui che vorrebbe trasformare la spazzatura in oro, deve ancora fare i conti con una serie di impicci.
Primo: l’Asia, società che gestisce i servizi di igiene urbana nel capoluogo campano, ha comunicato in uno sconcertante dispaccio che la quantità di rifiuti ancora da smaltire ammonta a 2.360 tonnellate solo a Napoli (e circa 19 mila in tutta la provincia). Un ammasso che si accumula pericolosamente di ora in ora. A peggiorare la situazione si aggiungerebbe lo sciopero dei lavoratori della Lavajet, una ditta appaltatrice incaricata di prelevare le tonnellate di immondizia del centro di Napoli. Dunque, procedere alla liberazione delle strade diventa sempre più un’operazione di straordinaria difficoltà.
Secondo: le baruffe politiche non vengono incontro all’emergenza. Solo ieri il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, aveva provato a scalzare l’inerzia, approvando tre diversi siti di trasferenza su cui smistare gli eccessi. Con una capienza di 21 mila tonnellate, le aree individuate fra Acerra e Caivano avrebbero consentito di mettere una pezza al problema. Ma, ancora una volta, c’è chi vuole tenersi buoni i propri elettori e così il sindaco di Caivano, Antonio Falco, ha lanciato il suo personale ultimatum: «Piuttosto che ritirare l’ordinanza, mi dimetto». Irritato per non essere stato consultato dal Prefetto (ma non era un’emergenza?), il sindaco forcaiolo aveva, infatti, emesso un’ordinanza che vietava l’accesso ai mezzi con i rifiuti nell’area designata. Col risultato di fomentare i manifestanti schierati di fronte al capannone e pronti a installare un presidio fisso, per impedire l’ingresso ai prossimi camion.
Terzo: a mettere a rischio la credibilità del sistema ci sarebbe anche il nuovo e, a quanto pare, redditizio, business della Tarsu. A ben 32 milioni di euro ammonterebbe il gettito della tanto odiata «tassa sulla monnezza», che però non sarebbe mai finito nelle casse smunte del Comune. L’Aip (Azienda Italiana Pubblicità) , con sede a Milano, era la società, oggi fallita, incaricata di riscuotere questo ed altri balzelli per conto di alcuni enti. Proprio la GdF di Milano aveva cominciato ad indagare sulla misteriosa scomparsa di circa 50 milioni di euro, riscossi e mai girati alle amministrazioni. In buona sostanza, secondo quanto ritiene il gip, l’Aip non faceva altro che spostare il denaro su altri conti correnti, per farlo poi finire nelle tasche dei consiglieri e degli amministratori furbetti. E così, mentre questi sono finiti ai domiciliari per peculato e bancarotta fraudolenta, importanti dirigenti sono indagati. Spicca fra questi Ida Alessio Vernì, compagna di Raffaele Tecce, ex senatore rifondarolo. Quattro anni di riscossione tributi e il Comune di Napoli non si era mai «chiesto» che fine avessero fatto. L’amministrazione Iervolino aveva già mostrato i suoi limiti al tempo in cui, per fronteggiare l’aggravarsi della crisi, Berlusconi aveva dovuto inviare sul posto il commissario Bertolaso. Ma i cittadini, non contenti, hanno voluto premiare alle ultime amministrative l’icona vivente delle inchieste archiviate, il beneamato «Giggino». Con il risultato che, anche stavolta, traboccano le promesse (come quella sulla raccolta differenziata). Ma quante di queste, e non è solo un gioco di parole, dovranno essere archiviate?
Insomma, De Magistris avrà un bel da fare in questi giorni. Il tempo scorre e tutti si chiedono se mai sarà in grado di mantenere la sua promessa. Ma le ore sono corte e i napoletani diventano sempre più furibondi. Chi l’avrebbe mai detto che proprio loro, quelli che pagano una tassa sui rifiuti fra le più alte d’Italia, sarebbero stati beffati così clamorosamente? Di rifiuti a Milano non ne vogliono vedere neanche l’ombra. Eppure nessuno sapeva che, grazie a quegli stessi rifiuti, qualche milanese navigava nell’oro.






Commenti recenti