Giorni di piombo per il centrodestra

tratto da “Club della Libertà.it”

L’aggressione al premier: cosa ne pensano i giovani del club Zoon Politikon

Attoniti e sbigottiti, in questi giorni ne avevamo viste di cose strane, ma una cosa del genere non ce la saremmo mai aspettata. Così, quando nella home di Facebook abbiamo cominciato a vedere scritte del tipo “10 dei tuoi amici sono diventati fan di Massimo Tartaglia”, abbiamo appreso, prima ancora che i giornali e le televisioni diffondessero realmente la notizia, il nome dell’aggressore del premier.

“È una vergogna e una sconfitta di tutti. Destra e sinistra”, commenta amareggiata Simona Spadola, neolaureata in giurisprudenza, “quest’evento è la prova del progressivo deterioramento della dialettica politica italiana”. I toni dello scontro di questi ultimi giorni, del resto, hanno messo la pulce nell’orecchio di molti: che sia questo forse un segno premonitore di un plausibile ritorno alla stagione della violenza?

“Adesso viviamo quella che è una parodia degli anni più oscuri della nostra storia, ovvero gli anni di piombo; dalla violenza vera siamo ancora lontani. Dunque, è auspicabile un clima di sereno confronto e dialogo, fra persone di buon senso. Ciò che non è auspicabile e che tutti temiamo, invece, è proprio l’eventualità che si ricalchino quegli anni”. Diego Giuliani, 28 anni, ha proprio ragione. E allo stesso modo la pensa anche Antonio Assenza, siciliano, che aggiunge: “Se adesso stiamo qui a parlare del rischio di toni sempre più violenti, è frutto della campagna denigratoria portata avanti contro il premier, ben al di là dell’ambito politico. Simili operazioni non possono fare altro che fomentare gli animi degli estremisti di qualsiasi orientamento politico. Noi giovani desideriamo un ritorno alla moderazione”.

Di chi è la colpa, quindi? Tutti sembrano d’accordo nell’attribuire un ruolo rilevante ai media italiani, pregni di antiberlusconismo. Loris Cottoni, 20 anni, afferma che i continui attacchi piovuti dai vari Travaglio e Santoro, dietro lo scudo dei giustizialisti di Di Pietro, sono gli infausti progenitori della sciagurata aggressione. Non solo. Non bisogna dimenticare la stampa, sottolinea Letizia Balestrieri, attivista della Giovane Italia.  La vera ferita purulenta dell’Italia è insita nell’informazione cartacea orientata a sinistra, che non fa altro che amplificare qualsiasi risvolto negativo della vita privata del premier. Che sia forse per nascondere la mancanza di contenuti dell’opposizione?

“È evidente” sostiene Emilio Valenti, in erasmus a Parigi, “che ci sono forze extraparlamentari che soffiano sul fuoco dell’odio sociale. Io rispetto il diritto sacrosanto di fare opposizione, ma non condivido il fatto che la stessa si basi su un piano personale piuttosto che sul merito delle iniziative di governo”. La preoccupazione di tutti è che il popolo può non possedere le informazioni adatte a filtrare i contenuti partigiani di certe notizie. “Dopo la parentesi viola del “No B-Day”, mi viene il dubbio”, ipotizza Gianmaria Lauro, studente Luiss, “che alcuni fra gli ambienti più ostili a Berlusconi possano covare il desiderio di sgomberare il campo dalla figura “pesante” del Presidente attraverso vie non democratiche”.

Il raptus “improvviso” ma premeditato di Tartaglia è inequivocabilmente il gesto di un folle psicopatico. Eppure, come ci ha ammonito il Presidente della Repubblica Napolitano, non è privo di implicazioni politiche. La nostra consolazione è questa: i milioni di italiani, che lo hanno votato e che hanno riconfermato il loro sostegno durante le europee, daranno nuovamente fiducia al centro-destra in occasione delle prossime regionali. “E comunque” ci rincuora Emilio, ridacchiando, “il Presidente tornerà ancora più grintoso di prima”!

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La destra non è berlusconiana

tratto da “A Voce Alta”

APTOPIX ITALY BERLUSCONIIn questi giorni la gente non fa altro che parlare delle vicende personali di Berlusconi. Ormai è diventato un cult, vince chi ne sa di più su Noemi, la D’Addario o Tarantini. La cosa peggiore, però, non è tanto il modo della sinistra di fare politica, che si avvale dell’informazione per creare disinformazione, quanto le correnti di pensiero che circolano sottobanco nell’opinione pubblica, ben più importante e autorevole della stampa, ormai ridotta all’autoreferenzialità (non a caso i rinnovi delle sedie direttoriali delle principali testate hanno coinvolto quasi esclusivamente giornalisti della scuola di Scalfari, vale a dire L’Espresso e La Repubblica). Il virus che si sta diffondendo nell’opinio della gente comune è un nocumento peggiore di qualsiasi diffamazione: la gente comincia ad associare la destra con la figura di una sola persona, Silvio Berlusconi.

Tutti mi dicono: “sei di destra, quindi sei berlusconiana. Ma non ti vergogni dopo tutto quello che i giornali stanno dicendo di lui?”

Quando sento queste affermazioni percepisco appieno la piaga che sta divampando, dopo che la ferita è stata inferta. Questa grande mistificazione, ossia il ricondurre gli ideali politici di uno schieramento alla idolatrazione di un personaggio, per quanto positivo o negativo esso sia, dimostra quanto la politica oggi sia scaduta nella personificazione e conseguente mercificazione (c’è una sorta di marketing dell’immagine), cosa che sicuramente può essere retributiva nei livelli più bassi di governo, dove l’elettore fisiologicamente si identifica con il proprio rappresentante comunale o provinciale, ma che non può di certo valere a livello nazionale, dove la politica deve affrontare ogni giorno tematiche fondamentali e non può cadere su frivolezze o debolezze personali.

Essere di destra non significa necessariamente essere berlusconiani. Dopo Berlusconi ci saranno altri leader, ma è giusto coniare dei neologismi per connotare negativamente l’azione di governo? Perché non continuare ad identificarsi con i valori fondanti della destra, piuttosto che lottare in una vana battaglia nel far prevalere questa o quella opinione? Che fine hanno fatto i Nostri valori? Lascio a voi le risposte.


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