Non serve solo la storia per combattere la crisi

Laurent Joffrin

da ragionpolitica.it

Imparare dal passato é tanto piú difficile, quanto piú lo si tende a dimenticare. Ma il passato ritorna perché la storia e ciclica. Lo diceva Machiavelli, ancor prima di Vico e pioniere fu Platone. Ci avevano avvertiti, che tutto torna, il problema è trovare una soluzione affinché tutto ció che torna… smetta di tornare.

Laurent Joffrin, editorialista del Nouvel Observateur, sostiene che bisognerebbe semplicemente imparare dagli errori. Ma la cosa non è cosí semplice, perché agli schemi semplificazionisti della storia si aggiungono di volta in volta delle piccole variabili, a volte microscopiche Leggi il seguito di questo post »

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Europa: al via la presidenza cipriota

da ragionpolitica.it

Il primo di luglio è stato ufficialmente il giorno d’avvio della presidenza cipriota al Consiglio dell’Unione Europea. Ringraziamenti e critiche per la conclusa presidenza danese. Ma solo martedì il presidente della Repubblica di Cipro, Demetris Christofias ha cominciato la lunga serie di incontri rituali: col presidente del Parlamento europeo Martin Schultz, col presidente della Commissione europea Jose Barroso, con i leader dei gruppi politici al PE e così via. Un inizio solenne che si incunea in un periodo estremamente difficile per l’Europa. Leggi il seguito di questo post »


L’Italia in tempo di crisi secondo l’Istat

italia istat statistiche debito pubblico

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da ragionpolitica.it

L’Istat fotografa l’Italia ma non c’è da rasserenarsi. C’è stato un periodo in cui chi parlava di crisi era considerato il solito pessimista. Fra il 2009 e metà 2010. Si pensava davvero ad una ripresa dell’economia.  Se la crisi del 2008, infatti, si era riverberata in Italia seguendo gli stadi patologici del contagio da virus subprime, quella del 2010-2011 è nata come una recessione endogena. Endogena ma Leggi il seguito di questo post »


Riportiamo a casa i due marò!

da ragionpolitica.it

Quello che il Presidente della Repubblica Napolitano ha definito come un vero e proprio «caso diplomatico» fra Italia e India è, effettivamente, un episodio denso e ricco di implicazioni. Non si tratta solo di un omicidio di due stranieri da parte di due cittadini italiani. È il faccia a faccia di due potenze che rappresentano blocchi diversi: da un lato l’Italia, Stato europeo e Paese di antica civilizzazione occidentale; dall’altro lato l’India, tuttora afflitta da picchi di estrema povertà ma dotata di arsenale atomico e fieramente inclusa nei BRICs, grazie al Pil in crescita e al seggio di membro non permanente del Consiglio di Sicurezza, fattori che le danno dignità di potenza in ascesa. Leggi il seguito di questo post »


Luci e ombre della nuova costituzione ungherese

 

 

da Ragionpolitica 

Più di diecimila manifestanti, dicono, si sono riversati nelle gelide piazze ungheresi, e non per festeggiare il primo dell’anno ma per protestare contro l’entrata in vigore della nuova costituzione ungherese. La stragrande maggioranza dei media occidentali e statunitensi si è mostrata accorata per le sorti della democratica Ungheria, che rischierebbe di essere travolta dalla «cappa conservatrice» forzosamente e unilateralmente imposta dal partito «di regime». Leggi il seguito di questo post »


Le deboli proposte delle opposizioni

da www.ragionpolitica.it

Adesso Francia e Germania non ridono più. Di fronte agli sbalorditivi -5,38% e -5% rispettivamente dei loro indici, parte subito il j’accuse per capire chi, come e quando abbia fallito. Che il direttorio Parigi-Berlino sia stato un flop con le sue prese di posizione tardive, lo dimostra l’unilateralità della decisione di Papandreou di sottoporre a referendum popolare il pacchetto di misure d’austerità, Leggi il seguito di questo post »


Meno emissioni di CO2 per l’Italia

da www.ragionpolitica.it

Sarà un anno di sfida, il 2020, per il settore energetico. L’Unione Europea è pioniera nella lotta ai cambiamenti climatici. Lo fa chiedendo ai suoi Stati membri di ridurre le emissioni di CO2 del 20% con un time limit ben preciso. Ma questo già lo sapevamo, soprattutto gli ambientalisti, che hanno fatto i salti di gioia quando, dopo il Pacchetto clima-energia del 2009, sono state emanate una serie di direttive volte a concretizzare le politiche energetiche e a mettere a disposizione incentivi, anche di ordine economico, per favorire la conversione alle energie pulite.

L’Italia non è da meno, in questa corsa all’ecosostenibilità. Anzi, dopo l’ultimo decreto approvato dal Consiglio dei Ministri, Leggi il seguito di questo post »


Tempesta finanziaria: l’Italia e gli altri

da www.glieuros.eu

 

La «tempesta d’opinione» lanciata dai mercati sull’Italia ci ha regalato questo singolare lunedì nero. Spread sui bond in rialzo ai massimi storici. Vendite di titoli allo scoperto e in ribasso. Oscar Giannino che narra della «danza macabra degli spread» in attesa del perverso e previsto «eurocrac» (in arrivo per il 2013). Ma quanto di tutto ciò è pienamente imputabile al Paese Italia o al suo sistema bancario? Quale dovrebbe essere, invece, il compito dell’Europa e quanto incisivo è stato lo zampino degli americani?

 Le questioni sono complesse ed estremamente intricate. Perché l’Italia sicuramente ci ha messo del suo, in questi ultimi giorni, aggiungendo al calderone bollente della finanza internazionale, già surriscaldato dalle scintille elleniche, la sua buona dose di fermenti politici, incasinamenti finanziari e opposizioni che chiedono governi tecnici (ma non hanno imparato dal governo Amato e dalla crisi della lira del ’92?). Eppure ieri, tagliando le gambe alle infauste aspettative di molti, la prima asta di titoli pubblici (Bot) si è chiusa bene. L’attesa è forte per la ventura asta di oggi su 3-5 mld di Btp. Piazza Affari, che era arrivata a cedere anche il 4%, ha poi dimezzato le perdite, mentre i listini di Unicredit e Generali sono stati riaperti. Le banche, infatti, sono state parecchio influenzate dalla turbolenza, possedendo portafogli gonfi di titoli di stato. E queste aste sono, e saranno, di estrema importanza perché da esse dipende il costo di ripianamento del nostro debito. Più i rendimenti si alzano, più sarà oneroso per lo Stato saldare il deficit. La manovra finanziaria potrebbe, in ultima analisi, rivelarsi insufficiente. Potrebbe.

Ma il 44% del debito italiano è detenuto da investitori esteri: fondi sovrani, banche, Stati. In molti scommettono sul futuro dell’Italia. E qui entrano in gioco i criticatissimi credit default swaps, quei mefistofelici strumenti derivati che puntano al default di uno Stato, facendone aumentare il rischio piuttosto che assicurare contro lo stesso. Perché spesso in finanza, così come in economia, le aspettative finiscono per autorealizzarsi. Quelle sull’Italia, tuttavia, non erano così pessime.

In aprile, il Fondo Monetario Internazionale aveva effettuato un’analisi in base alla quale il nostro Paese risultava essere tra i meno bisognosi di interventi di finanza pubblica. Crescita stagnante ma Stato solido, perché, a fronte di un debito pubblico di 1.900 mld di euro sono disponibili ben 8.000 mld di ricchezza privata. Come a dire, un capitolo diverso rispetto alla vecchia storia dei subprime statunitensi, con cittadini indebitati fino al collo ed insolventi. L’Italia è spendacciona e sempre coi conti in rosso, ma l’italiano è saggio e risparmiatore.

Eppure, i mercati ci si sono lanciati contro. Forse, viene da pensare, realizzando la profezia della statunitense Moody’s, che qualche tempo fa aveva declassato i titoli italiani, che qualcuno ci possa guadagnare. Ma chi? Di certo non l’Europa, che se vedesse inasprirsi gli attacchi contro l’Italia per effetto del temuto «effetto contagio», vivrebbe un vero e proprio cataclisma. Noi, infatti, non abbiamo lo stesso peso economico di Grecia, Irlanda o Portogallo. Nell’eurozona siamo secondi solo a Germania e Francia. La prova del nove (che fugherà ogni timore sulla solidità delle banche italiane) giungerà il 15 luglio, data in cui verranno comunicati i risultati degli stress test sugli istituti di credito europei.

Potrebbe, forse, venire il dubbio che a guadagnarci siano proprio gli americani. Anche loro hanno qualche problemuccio di debito, possibilmente in grado di mettere una pagliuzza nell’«armonioso rapporto» fra democratici e repubblicani. E, dunque, meglio mettere sotto i riflettori la povera, sgangherata Europa. È più facile drammatizzare sugli altri. Perché un euro forte e un dollaro debole sarebbe una combinazione poco conveniente per fondi, intermediari e banche d’oltreoceano.

Forse allora, da un lato bisognerebbe fare un bel riordino della finanza mondiale. Riaggiustarla dai canoni degli anni Novanta, darle una veste più prudente, patrimonializzare maggiormente le banche seguendo gli accordi di Basilea 3 e rendere effettivi e armonizzati meccanismi come il «core tier 1».L’Europa, dal canto suo, pensi a degli strumenti efficaci per salvare non solo i PIGS, ma l’Europa in quanto tale. In quest’ottica, torna utile la proposta di Tremonti e Juncker per l’emissione di eurobond. Ma, lo si tenga bene in mente, ad un indebitamento comune deve corrispondere un’altrettanto comune (e solida) governance finanziaria.

Per leggere l’articolo originale:

http://www.glieuros.eu/Tempesta-finanziaria-l-Italia-e,4997.html


Gheddafi a Roma tra polemiche e contraddizioni

tratto da “A Voce Alta”

La tre giorni di Muammar Gheddafi, leader libico, a Roma ha sollevato numerosi voci da tutti i schieramenti: chi approvava, chi protestava, chi se ne infischiava, chi rimaneva deluso da certi comportamenti. Più di dodici ore di ritardo accumulate nel corso dei vari incontri della sua agenda. Una assenza, poi, quella dalle Camere, che ha suscitato l’amarezza fra le tre più alte cariche dello Stato. Se Fini dopo più di due ore di ritardo della delegazione libica ha dovuto disdire l’incontro per “tutelare l’Italia e le sue istituzioni”, dal Campidoglio Alemanno non ha accettato lezioni di democrazia da un leader che, come quello libico, si è servito in passato di strumenti e metodi terroristici per far sentire la voce del proprio Paese nella comunità internazionale.

E’ questa, ancora una volta, l’Italia delle contraddizioni: un’Italia che vive il sogno diplomatico, che vuol chiudere i conti della propria passata era coloniale e si scusa per i danni cagionati strappando 5 miliardi di dollari di assegni in 20 anni a titolo di risarcimento, ma non menziona che spesso le colonizzazioni sono state anche foriere di progresso materiale e spirituale, poichè gli italiani che si impegnavano in Libia non facevano solo i padroni, ma costruivano strade, ponti e scuole in un paese lontano anni luce dalle avanguardie tecnologiche. 

Un’Italia, ancora, che accoglie in pompa magna il Colonnello nel proprio utero botanico, la splendida Villa Pamphili, con amazzoni, guardie del corpo, tappeti rossi e lussuosi regali, e un’altra, invece, che vocifera sottili amarezze e poi urla a gran voce suon di proteste alla Sapienza. L’Italia dei collettivi impetuosi e il Belpaese col sorriso di cortesia stampato sempre in faccia. L’Italia di chi deve chiedere il permesso per parlare e l’Italia dei “chissenefrega”.

Eccentriche, comunque, paiono a sprazzi le dichiarazioni rilasciate dal leader. Parla alla Carfagna di rivoluzione rosa, poi alla platea del Campidoglio ammonisce: “Il partitismo è l’aborto della democrazia. Se il popolo italiano me lo chiedesse, io darei il potere al popolo italiano, annullerei i partiti”. Infine agli astanti senatori di Palazzo Giustiniani condanna l’intervento Usa in Iraq, fatto non per contrastare il terrorismo, ma per contrapporne uno diverso, ossia quello statunitense. Conclusione della filippica è un jaccuse rivolto agli italiani stessi e a un imbarazzatissimo Ministro degli Esteri, per menzionare le ferite lasciate dai bombardamenti e dalle insurrezioni di occupazione sulle coste libiche.

In occasione dell’incontro con la Marcegaglia, nella sede di Confindustria all’Eur, Gheddafi ha affermato: “Se in Italia ci fosse la sinistra al governo, le fortune delle imprese sarebbero minori. Finché c’è Berlusconi le opportunità saranno maggiori”. Magra consolazione, questa, per coloro che si aspettavano un cambiamento nelle posizioni, ma che hanno trovato nuovamente un Paese ancorato ai propri chiodi culturali, da temere e da rendere ineluttabilmente amico nel contesto delle relazioni dell’area islamica.


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