La svolta di Alfano: ci finanzieremo da soli

da ragionpolitica.it

Un nuovo soggetto politico ad azionariato popolare.Ecco la ricetta presentata da Alfano per dare un segnale chiaro della volontà di rinnovamento. Quasi un monito, affinché la politica non sia lasciata a se stessa, negli oscuri recessi dei palazzi, ma venga ricomposta per tornare in piazza e nelle case dei cittadini. Leggi il seguito di questo post »

About these ads

Gli epitaffi vanno fatti alla sinistra

da www.ragionpolitica.it

Evviva! Era ora! Finalmente! A sinistra tutti esultano, plaudono, si complimentano. Al centro e in certi ambienti di destra, invece, forse avranno smesso di prendere analgesici contro un «mal di pancia» divenuto ormai cronico. E giù, fiumi di editoriali sulla fine di un’era: il berlusconismo. Son tutti bravi a ripercorrere la sua storia, a giudicare i suoi errori, a criticare le sue scelte, con spudorata saccenteria. Ex post, ovviamente. Leggi il seguito di questo post »


Milleproroghe vs Fini e Napolitano

Roma - Palazzo Chigi

Image via Wikipedia

Si lavora anche di sabato in Parlamento. Perché il 27 febbraio è una scadenza perentoria, passata la quale il decreto legge n. 225 decadrebbe definitivamente. E quindi, bando alle ciance, tocca pazientare un altro po’ e sorbirci questo terzo giro di boa per un Milleproroghe che spacca e unisce.
In primo luogo, spacca. Il gruppo al senato di Futuro e Libertà uscito dalle votazioni non ha un semplice occhio nero ma è direttamente in prognosi riservata. Mentre il Governo incassava la sua ennesima fiducia a Palazzo Madama, Gianfranco Fini si strappava i capelli per il comportamento indisciplinato di quei quattro bricconi che non erano presenti in aula (Contini, De Angelis, Egidio, Germontani e Menardi), mentre l’inosservato (non tanto) Pontone si asteneva.  E così il vice-capogruppo uscente di Fli, Pasquale Viespoli, ha preso atto che non esiste più un clima politico adeguato per la sopravvivenza del gruppo, minato dalle inarrestabili defezioni. Fli al senato si è, dunque, decomposto.
In secondo luogo, unisce. Unisce la maggioranza, che è sempre più solida nonostante i continui attacchi dei media e della magistratura. Tali attacchi erano solo affondi lanciati nel vuoto, come hanno dimostrato i fatti. Unisce gli italiani, che in questo decreto, spregiativamente definito omnibus, vedono un ulteriore impegno del Governo a sostenere la crescita e l’economia. Unisce Nord e Sud, perché se il federalismo fraziona per responsabilizzare gli enti territoriali, il Milleproroghe predispone tante piccole misure addizionali per riscattare un Mezzogiorno che ancora va a rilento.
Certo, non bisogna dimenticarsi che Napolitano ha mandato un messaggio al Parlamento sollevando alcune censure di costituzionalità. Il Colle si doleva del carattere eccessivamente eterogeneo del provvedimento, ma sorge legittimo un quesito: come mai nulla di simile era accaduto sui provvedimenti passati? Forse questi non partecipavano della medesima natura di decreto prismatico, tecnico e, in definitiva, molto simile a una finanziaria bis?
È difficile pensare che non sia saltato in mente a nessuno il fatto che i termini per l’approvazione sono vicini alla scadenza e che le seppur legittime argomentazioni presidenziali per rivedere l’articolato legislativo potrebbero, magari, essere strumentali a dilazionare ulteriormente i tempi, nell’inconfessato scopo di rendere vani gli sforzi di Palazzo Chigi.
Ma è bene che ciascuno faccia il suo lavoro e così, con un maxiemendamento che sana ogni perplessità, attendiamo fiduciosi che la navette parlamentare faccia il suo corso. Anche perché, coi tempi che corrono, il reperimento delle risorse economiche diventa sempre più difficile. L’inquietudine che regna nelle borse mondiali, dopo le vicende del Maghreb e del Medio Oriente, dimostra che dobbiamo essere pronti a tutto. E se con lungimiranza abbiamo proposto e portato avanti iniziative come la riforma dell’art. 41 della Costituzione, non abbandoniamoci a litigi da condominio sulle quote latte, in un momento come questo, in cui ci deve più preoccupare l’aumento del prezzo del petrolio o l’esodo ecumenico di milioni di profughi sulle nostre coste.


Ambarabà ciccì coccò. Tre Gianfranchi sul comò.

Perdonatemi per questo titolo un po’ imbarazzante. Certo, di Gianfranchi sul comò è meglio averne uno solo. Soprattutto dopo le vicissitudini di questi ultimi giorni, durante i quali tutti giocano a lanciarsi la patata bollente, ma nessuno ha il coraggio di tenerla in mano. Molti hanno sottolineato, a ragione, che la terza carica dello Stato dovrebbe starsene un po’ in disparte. Eppure, dopo aver visto il visino lindo di Bocchino trionfare come una modella di copertina su tutti i notiziari, nel blando tentativo di lenire le piaghe dei futurini libertini, possiamo benissimo giustificare l’aitante Fini, quando ha deciso di lanciare un videomessaggio alla Kennedy per salvare il gommone fallato. Temeva, infatti, che la sua leadership incontestata potesse subire una qualche incrinatura per via del provocante appeal diffuso in mondovisione dalle arringhe televisive del suo compagno bocchiniano.

In attesa del tanto sperato effetto placebo, nel frattempo, le stanze della casa romana di Val Cannuta risuonano della incessante eco delle voci dei milioni di giornalisti e cercatori di idee che hanno fatto processione dal giorno dello scoppio dell’affaire Tullianos. Quando invece, il povero Giancarlo si perde errabondo tra gli aereoporti, in cerca di un paradiso che gli possa dare un po’ di sollievo. Alcune voci lo avrebbero avvistato in quel di Saint Lucia, rinomato paradiso naturale, fiscale o comunque lo si voglia intendere. Dicono che stia cercando rabbiosamente quel burlone di Rudolph Francis, tale ministro della giustizia della malcapitata isoletta. Che di giustizia, giustamente, ne voleva fare, il mastodontico onorevole tropicale, quando ha confermato che la lettera firmata dall’Attorney General del suo dicastero era autentica.

Tuttavia, dopo le urla di palazzo, le smentite, le controsmentite e le nuove accuse, provenienti da tutti, ma proprio tutti, i faccendieri del teatrino politico italiano, c’è chi la giustizia la chiama in causa davvero. Come, ad esempio, quelli che credevano sinceramente che il lascito testamentario della contessa Colleoni fosse un investimento sulla crescita politica, ma anche, morale, di via della Scrofa. Effettivamente, del resto, di investimenti ne sono stati fatti. L’acquirente off shore (non del tutto) misterioso dell’appartamento di Montecarlo ha potuto risparmiare molto più della metà del valore reale dell’immobile.

E mentre si ipotizza il reato di truffa aggravata, c’è chi, approfittandosi del parapiglia, fa un saltino alle Antille, magari per scovare un altro scoop e far lievitare ancora di più l’impasto di supposizioni che ci stanno spalmando su tutti i quotidiani in questi giorni. Che sia vero o falso, quest’enorme giallo, a noi comuni mortali poco importa. Dopo esserci imbottiti le orecchie di dossieraggio, questa nuova parola che non capisce nessuno, servizi segreti presunti conniventi del potere, cognati all’oscuro di tutto, direttori di quotidiani che ballano la samba, il governo in bilico per la fiducia, sorge legittimo un interrogativo: ma, in tutto ciò, chi pensa ai veri problemi degli italiani?


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 497 follower