La piccola Cipro mette in crisi l’Europa
Pubblicato: 3 aprile 2013 Archiviato in: Unione Europea | Tags: BCE, cipro, draghi, eurogruppo, eurozona, giuliano amato, grecia, Italy, Nicosia, Regno Unito, russia, Unione Europea, ylenia citino Lascia un commento »
il Presidente cipriota Anastasiades
Cipro. Appena più piccola di Sicilia e Sardegna. Un milione e poco più di abitanti. Il suo PIL, di circa 17,8 miliardi di euro ammonta a un settantesimo di quello italiano. Un cinquecento millesimo di quello dell’Eurozona. Eppure le scosse finanziarie di Cipro stanno mettendo sull’allerta i capi di stato che potrebbero riunirsi in un Eurosummit d’urgenza a breve. La vicenda cipriota è stata seguita solo saltuariamente dai media italiani, perciò è sempre bene ricapitolare i fatti per capire cosa sta succedendo in quell’isola ancora contesa dalla Turchia. Leggi il seguito di questo post »
L’Italia in tempo di crisi secondo l’Istat
Pubblicato: 30 maggio 2012 Archiviato in: Economia | Tags: BCE, crisi economica, debito pubblico, istat, italia, merkozy, moody's, relazione annuale 2012, statistiche Lascia un commento »
L’Istat fotografa l’Italia ma non c’è da rasserenarsi. C’è stato un periodo in cui chi parlava di crisi era considerato il solito pessimista. Fra il 2009 e metà 2010. Si pensava davvero ad una ripresa dell’economia. Se la crisi del 2008, infatti, si era riverberata in Italia seguendo gli stadi patologici del contagio da virus subprime, quella del 2010-2011 è nata come una recessione endogena. Endogena ma Leggi il seguito di questo post »
Il vertice Roma-Berlino lancia segnali di fiducia sulla situazione economica europea
Pubblicato: 19 gennaio 2011 Archiviato in: Economia | Tags: axel weber, bailout, BCE, berlusconi, bond, crisi, euro, mario draghi, merkel Lascia un commento »
È carico di ottimismo e di speranza il messaggio del 18esimo bilaterale Roma-Berlino. Nonostante la crisi del debito campeggi ormai da parecchi mesi sull’agenda europea, i due leader hanno vicendevolmente affermato che l’Europa si trova ormai su una via di miglioramento, verso una sempre maggiore stabilità e fiducia tra gli operatori finanziari. Se il clima di allarme degli ultimi mesi aveva fatto scricchiolare le poche certezze rimaste, portando tutti a sobbalzare di terrore ad ogni minima oscillazione degli spread dei titoli considerati più a rischio (tra cui, ad ultimo, quelli del Portogallo), Silvio Berlusconi ha voluto, invece, bandire ogni raffica di catastrofismo. «Nell’ambito di una crisi dei consumi e degli investimenti è molto importante il fattore psicologico», ha ammonito il premier. «Non bisogna infondere pessimismo tra i cittadini e gli operatori, ma bisogna invece che i governi cerchino di dare una prospettiva positiva, infondendo fiducia e ottimismo».
Anche la Cancelliera, del resto, ha preferito allontanare tutti gli scenari peggiorativi fino ad ora paventati, spingendo, piuttosto, verso una politica tendenzialmente attendista. In altre parole, per quanto occorra tenere nella dovuta considerazione un generale principio precauzionale, è opportuno abbandonare valutazioni aprioristiche e aspettare che la situazione evolva autonomamente, come è accaduto con i bond portoghesi. Sul risultato della vendita dei titoli di stato portoghesi di mercoledì, infatti, la Merkel ha affermato: «Da quello che sento, è andata molto bene. Finalmente una buona notizia. Tutto sommato, il Portogallo ha preso una serie di misure ulteriori. Riteniamo entrambi che queste misure siano davvero impressionanti». La sottoscrizione massiccia dei bond portoghesi, a un tasso di interesse al di sotto del livello ritenuto problematico per Lisbona, ha dunque risollevato gli animi degli osservatori più nervosi, quelli di coloro che ritenevano il Portogallo il possibile prossimo candidato per il bailout, dopo Grecia e Irlanda.
Certo, la partita è ancora aperta ma, aggiunge il leader tedesco, «vedo le cose in modo ottimista. Penso che possiamo farcela in Europa. Dobbiamo farcela e non conosco un singolo collega in Europa che ritiene che non c’è la voglia di farcela. Questo è lo spirito con cui si dovrebbero affrontare le cose».
Solo uno spirito di forte energia e intraprendenza, dunque, sarà l’ingrediente prezioso per risolvere la crisi finanziaria e riaprire nuove opportunità di crescita in Europa, affiancate dalla disponibilità a sostenere qualsiasi Stato membro che versi in una situazione emergenziale. Perché «la solidarietà [...] e la cultura per la crescita: sono le due facce della stessa moneta». Le parole della Merkel ben si sposano con quelle di Berlusconi, che, oltre a mostrarsi onorato per un’eventuale candidatura di Draghi alla Bce, ha approfondito il tema dei consistenti interscambi italo-tedeschi, da sostenere e incentivare nella prospettiva della ripresa economica.
Da un punto di vista più prettamente politico, e riferito alla realtà italiana, invece, di fronte all’ipotesi di una Grosse Koalition per accontentare le tendenze centrifughe del partitismo italiano, Berlusconi ha espresso un pensiero apodittico: «non credo che in Italia ci sia la possibilità di una grande coalizione. Purtroppo non possiamo contare su un’opposizione socialdemocratica. È un’opposizione divisa, senza idee, senza progetti, senza leader. Non vediamo dentro questa coalizione nessuna persona che possa essere presa sul serio e con cui sia possibile parlare in modo serio».
Germania e Italia, nonostante le comuni tradizioni multipartitiche, sono oggi accomunate dal fatto di vantare governi sani e con due leader dotati di ampio consenso. Tale circostanza ha consentito a entrambe di porre in essere politiche volte a dare forte stimolo alla produttività, fattore che ha incentivato la conservazione dei più bassi tassi di disoccupazione in Europa e ha scongiurato gli effetti maggiormente negativi della recessione. I fatti eliminano i dubbi sullo stato di salute dell’Italia, che altrimenti non avrebbe potuto affiancare una candidatura, come quella di Mario Draghi, al nome di Axel Weber.
L’Europa chiede una riforma delle regole della finanza mondiale
Pubblicato: 18 novembre 2010 Archiviato in: Economia | Tags: BCE, bernanke, Bruxelles, cowen, crisi del debito, fed, finanza mondiale, G20, iniezione di liquidità, irlanda, paesi emergenti, seoul, speculazione, svalutazione dollaro, yuan Lascia un commento »
La fragilità e la laconicità dei dialoghi dei grandi al Coex di Seul hanno fatto riemergere alcuni dei punti deboli della finanza e del sistema monetario internazionale rimasti insoluti dopo lo scorso vertice londinese dell’aprile 2009. Nonostante l’autorevolezza e la piena legittimazione del Financial Stability Board presieduto da Mario Draghi, non ci sono state proposte concrete di riforma della governance globale del settore. Per di più, Sarkozy ha reso più che palese la sostanziale disfatta di questo vertice con il suo annuncio di voler procedere aD una riforma monetaria profonda in occasione del prossimo vertice, previsto per il 2011.
Tante promesse, dunque. Tanti buoni propositi. Ma l’economia mondiale vive ogni giorno sul filo di un rasoio che assiste, dalle sue due estremità, allo spettacolo di Obama e Hu Jintao che si palleggiano quotidianamente allusioni pungenti ai propri metodi di conduzione delle politiche domestiche. Pechino è accusata di voler approfittare della mancanza di regole coercitive per non rivalutare lo yuan. Circostanza che favorirebbe il mantenimento di un’elevatissima competitività di una valuta il cui valore reale è parecchie volte superiore rispetto a quello nominale. Per contro, Washington sarebbe colpevole, forse con un atteggiamento simile a quelli tenuti nel passato, di voler esportare la crisi interna mediante l’attuazione di politiche monetarie «extra-loose».
Effettivamente, le molteplici iniezioni di liquidità tramite emissione di bonds della Fed di Bernanke, in combinazione con la stampa di nuova moneta, hanno avuto l’effetto di stimolare una significativa svalutazione del dollaro e di irrobustire i movimenti speculativi sui mercati dei paesi emergenti. La combinazione letale con le scelte di politica monetaria cinese hanno generato una evidente stagnazione mondiale.
Come si muove l’Europa in questa difficile congiuntura? Non bene, purtroppo. È di queste ultime ore la notizia che non solo l’Irlanda, ma anche il Portogallo verserebbe in una situazione non del tutto florida. Un eccessivo rapporto deficit/Pil, che per Dublino è al 32% mentre Lisbona si attesta sul 7,3%, fa terrorizzare gli esperti che temono contagi epidemici, nonostante le riassicurazioni di Cowen sulla solidità del sistema. E a tutto ciò si aggiunge l’appello di Mervyn King, governatore della Banca Centrale inglese, affinché si predispongano misure per fronteggiare l’eccessiva inflazione interna. Insomma, la crisi del debito e la recessione creano preoccupazioni ovunque.
Per adesso Bruxelles è in guardia e fa tintinnare i 750 miliardi del European Financial Stability Fund. Eppure, se si riuscisse effettivamente a riformare il sistema monetario globale, questi problemi sarebbero scongiurabili più facilmente. L’eccessiva volatilità dei flussi di capitale, suscettibili di inondare di liquidità un paese e di mandarne in bancarotta un secondo, in tempi super-rapidi, sarebbe uno dei problemi maggiori. Lo stesso presidente Berlusconi, nella sua lettera al G20, ha trasmesso l’impegno a promuovere riforme di impatto globale per «affrontare i temi della speculazione finanziaria e della manipolazione dei mercati».







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