Non serve solo la storia per combattere la crisi

Laurent Joffrin

da ragionpolitica.it

Imparare dal passato é tanto piú difficile, quanto piú lo si tende a dimenticare. Ma il passato ritorna perché la storia e ciclica. Lo diceva Machiavelli, ancor prima di Vico e pioniere fu Platone. Ci avevano avvertiti, che tutto torna, il problema è trovare una soluzione affinché tutto ció che torna… smetta di tornare.

Laurent Joffrin, editorialista del Nouvel Observateur, sostiene che bisognerebbe semplicemente imparare dagli errori. Ma la cosa non è cosí semplice, perché agli schemi semplificazionisti della storia si aggiungono di volta in volta delle piccole variabili, a volte microscopiche Leggi il seguito di questo post »

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La piccola Cipro mette in crisi l’Europa

ylenia citino

il Presidente cipriota Anastasiades

da ragionpolitica.it

Cipro. Appena più piccola di Sicilia e Sardegna. Un milione e poco più di abitanti. Il suo PIL, di circa 17,8 miliardi di euro ammonta a un settantesimo di quello italiano. Un cinquecento millesimo di quello dell’Eurozona. Eppure le scosse finanziarie di Cipro stanno mettendo sull’allerta i capi di stato che potrebbero riunirsi in un Eurosummit d’urgenza a breve. La vicenda cipriota è stata seguita solo saltuariamente dai media italiani, perciò è sempre bene ricapitolare i fatti per capire cosa sta succedendo in quell’isola ancora contesa dalla Turchia. Leggi il seguito di questo post »


European Council and the Italian proposal against crisis

di Ylenia Citino 

Europe: still talking of crisis? The former Spanish Foreign Affairs Minister warns: “Today, three European countries are among the world’s seven largest economies. By 2030, only Germany will still be on the list, and by 2050, none will remain. Indeed, by then, the United States will be the only representative of the West in the top seven“. In brief, the Old Continent is done. And, as long as it struggles to climb over the crisis massive hill, it loses all its driving wheels. Leggi il seguito di questo post »


Europa: al via la presidenza cipriota

da ragionpolitica.it

Il primo di luglio è stato ufficialmente il giorno d’avvio della presidenza cipriota al Consiglio dell’Unione Europea. Ringraziamenti e critiche per la conclusa presidenza danese. Ma solo martedì il presidente della Repubblica di Cipro, Demetris Christofias ha cominciato la lunga serie di incontri rituali: col presidente del Parlamento europeo Martin Schultz, col presidente della Commissione europea Jose Barroso, con i leader dei gruppi politici al PE e così via. Un inizio solenne che si incunea in un periodo estremamente difficile per l’Europa. Leggi il seguito di questo post »


La Grecia torna a nuove elezioni

da ragionpolitica.it

Atene perde l’occasione (non si sa quanto prelibata) di una soluzione all’italiana: professori e cattedre a dirigere i banchi del governo.  Logorata da pesanti contrasti interni, delegittimata da una popolazione stanca della soffocante cappa di austerità, ancora una volta vacilla sul binario morto della crescita. È indecisa se andare avanti gettando la zavorra o tornare al capolinea della vecchia dracma. Di una cosa però si è certi. Constatato il fallimento delle trattative con i capi di partito ellenici, il Presidente Papoulias ha optato per una decisione grave quanto inevitabile: indire nuove elezioni. Leggi il seguito di questo post »


Monti e l’Europa: il dialogo tra sordi

da Ragionpolitica.it

Monti si è recato a Bruxelles, dove si svolge l’Ecofin per provare ad esporre la strategia di crescita dell’Italia, nel difficile intento di presentare un Paese ormai maturo, pronto per una virata di cambiamento. Certo, avrà un bel da fare nell’impedire che tale virata diventi un inchino fatale, perché quando si varano decreti «lacrime e sangue» il livello di pressione interna si alza a tal punto che diventa poi impossibile mantenere l’impianto originale. E allora via agli annacquamenti. Ciò che conta è scongiurare la lotta cittadina, la guerra civile. Ma alla fine, delle decisioni prese non è più soddisfatto nessuno. Leggi il seguito di questo post »


Ultimatum dell’euro a rischio tracollo

 

da www.ragionpolitica.it

I leader europei tergiversano e concludono con il solito nulla di fatto. I «nein» della Merkel, i «peut-ȇtre» di Sarkozy e i «tuttavia» di Monti sono finiti tutti nello stesso scarico, centrifugati e rimestati per un prodotto finale che parla di tutto ma che non contiene vere misure.

È l’Europa della crisi. Una crisi non solo economica ma anche politico-istituzionale, talmente grave Leggi il seguito di questo post »


Sarkò pensi alla situazione economica francese

da www.ragionpolitica.it

Sarkozy irride l’Italia. Che sia un sorriso beffardo, sornione o semplicemente d’imbarazzo, poco importa. L’importante è che ce l’abbiamo tutti bene impresso nella mente, grazie alla moviola mediatica che, dietro un’apparente vuoto di contenuti, si foraggia con questi passaggi da soap opera.

Ovviamente la cosa è passata assolutamente inosservata presso la stampa estera, che nelle diverse copertine ha preferito insistere sui contenuti (quelli veri) della conferenza stampa franco-tedesca, tenuta dietro l’egida del Consiglio europeo e concentrata sul programma per la guarigione dalla crisi. La nostra stampa, come al solito, ha preferito, invece, relegare questi sofismi da tecnocrati alle remote facciate sull’economia, facendo troneggiare su tutte le prime pagine l’aspetto conviviale, e pure triviale, del dibattito. Ma la fregatura è doppia: Leggi il seguito di questo post »


Anche la Francia a rischio declassamento

da www.ragionpolitica.it

Qualche giorno prima del summit europeo del 23 ottobre la Francia rischia di dover rinunciare alla sua tripla A. Con una dichiarazione ad orologeria, Moody’s rende noti i risultati del monitoraggio su Parigi, avanzando l’ipotesi di una revisione dell’outlook in senso negativo. Perché il paese non cresce. Perché il debito aumenta. Perché, insomma, la crisi dell’eurozona sta per contagiare anche la Francia. Male. Anche perché Sarkozy non sarà l’unico a dover fare i conti futuri con pesanti e impopolari misure d’austerità, quali tagli di pensioni e stipendi, aumenti generalizzati delle tasse o fendenti sulla spesa pubblica.

Anche la Merkel, infatti, dovrà affrontare la sua recessione «importata». Leggi il seguito di questo post »


Grecia: segua le regole di risanamento

 

da www.ragionpolitica.it

 

Asserragliato dai manifestanti, il Parlamento ellenico approva le ultime misure per salvare il salvabile. Bisogna placare gli animi e ingoiare il boccone amaro dell’austerity. L’unica cosa che resta da fare è stringere la cinghia, dar prova di virtuosismo e ottenere la quinta tranche del megaprestito. Sapendo che comunque non sarà sufficiente. E che, probabilmente, di bailout ne servirà un secondo.

Il problema è convincere la gente della bontà delle misure draconiane. È chiaro che, se una popolazione è stata per anni abituata ad un tenore di vita superiore rispetto al tasso di crescita (negativo), assieme ad un sistema assistenziale lasso negli sprechi e generoso nelle prestazioni, adesso non si può fare altro che tentare la via dell’austerity. Il problema della Grecia, allora, è duplice: da un lato, sull’onda degli indignados iberici anche a Piazza Syntagma ha preso piede la protesta. Per assistere a scene simili dobbiamo risalire alla carica contestativa sessantottina. Ma se quello era un movimento sociopolitico eterogeneo che reclamava una maggiore apertura della società, le masse che vediamo oggi nelle piazze si sollevano per ragioni economiche. Infatti, e questo è il secondo problema, ciò avviene a causa di un radicale scollamento fra i cittadini e i loro rappresentanti politici.

La sfiducia generale, testimoniata dall’arrancare di Papandreu e del suo traballante rimpasto, culmina nell’aggregazione spontanea in strada. Senza bandiere né colori politici. Fra i due litiganti, dunque, dovrebbe trovarsi un compromesso. Che non è la pretesa incondizionata del popolo di mantenere quelle stesse condizioni di vita che hanno portato al collasso. E che non è nemmeno l’idea di svendere le attività pubbliche con i 50 miliardi di privatizzazioni in cantiere (che puzza molto di Prima Repubblica all’italiana). Proprio su questa manovra, peraltro, Trichet ha detto la sua, uscendo dal coro. Per lui, Atene «ha un asso nella manica, ossia la capacità di mobilitare denaro privato sulla base di privatizzazioni» ritenute «di enorme importanza». Bene, ma un così imponente provvedimento non può essere emanato senza fissare, a latere, regole severe sulla governance di impresa, sull’indipendenza dalla politica, sui conflitti d’interessi. Altrimenti, si rischia un inceppamento delle istituzioni economiche. La Grecia dovrebbe seguire le regole di risanamento stabilite in sede europea.

La soluzione che prevede il successivo parziale coinvolgimento del Fondo Monetario Internazionale, invece, non è interamente auspicabile. Certo, è sicuramente meglio della prospettiva attendistica assunta dagli decision-maker europei. Questi sembrerebbero voler elargire ossigeno monetario, tranche dopo tranche, per prendere tempo fino all’entrata in vigore (2013) del meccanismo di stabilità europea (European Stability Mechanism), che altro non è che un fondo permanente di prestito. Ma l’intervento del FMI ci metterebbe nuovamente nelle mani di un’organizzazione sovranazionale non del tutto scevra da interessi peculiarmente propri. Che dire di un possibile default ellenico, per fare tabula rasa come fece l’Argentina? Vorrebbe dire ritorno alla dracma. E, nonostante le rassicurazioni contabili di coloro che valutano la Grecia solo in base al suo peso rispetto al PIL europeo, i rischi sarebbero comunque elevati. Poiché la dracma porterebbe inflazione, crisi delle banche e venti di contagio per i vicini più deboli (Portogallo, Spagna).«The Economist» propone una soluzione: perché non ristrutturare il debito?

Se Atene si comportasse bene, con un gesto consistente ma improcrastinabile (per evitare di estendere le perdite di banche e risparmiatori), seguendo le regole di risanamento già tracciate in sede europea, non ci sarebbe bisogno di interventi last minute, costosi e inadeguati. Tutto è rimesso, ancora una volta, nelle mani dei nostri leader europei che, invece di esitare, dovrebbero sciogliere la riserva e decidere. Subito.


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