Napoli: la politica degli sprechi in tempo di crisi
Pubblicato: 26 settembre 2011 Archiviato in: Cronaca | Tags: bassolino, de magistris, monnezza, napoli, napoli servizi s.p.a., riccardo realfonzo, rosa russo iervolino Lascia un commento »
Di stranezze in Italia ne abbiamo molte. Eppure talvolta ci capita di assistere a vicende che, se normalmente creerebbero indignazione, in giorni di austerità come questi suscitano direttamente un profondo sentimento di vergogna. Si chiama Napoli Servizi s.p.a. È l’ennesimo carrozzone del Pd, residuo vivo del bassolinismo, che in tempo di crisi non ce l’ha proprio fatta a stringere i denti o a tirare la cinghia. Il suo direttore generale, l’architetto Ferdinando Balzamo, ha preferito dare l’ok ad un aumento di stipendio di 1,7 milioni di euro, destinato ai suoi 13 dirigenti, che lo ringrazieranno a vita per il ritocco di 5000 euro sul superminimo.
De Magistris e il suo vice, Sodano, scattano sull’attenti e promettono immediato azzeramento della manovra sprecona di Napoli Servizi. Ma a tarpare le ali potrebbe esserci un altro residuo bellico della precedente tornata elettorale. Si tratta di Riccardo Realfonzo, dal 2009 ben incastonato nella sua poltrona di assessore al bilancio. Titolare, secondo quanto affermato dal Corriere della Sera, della decisione di conferire sempre nuovi incarichi alla società, salvo poi fare appello alla riduzione dei costi di gestione.
Ma non si era detto che nell’era post-Iervolino si sarebbe cambiato registro? De Magistris avrebbe dovuto essere il sindaco nuovo, espressione della ventata di trasformazioni sul malandato suolo partenopeo perché simbolo del rifiuto cittadino-popolare di schierarsi a destra o a sinistra. Ma il trionfo dei giustizialisti non pare produrre i polposi frutti che si erano immaginati visto che, per paura di turbare i vicini di emiciclo, ci sono state parecchie esitazioni nell’attuazione dello spoil system in determinati contesti. Si è rimasti ancorati, insomma, ai vecchi cordoni ombelicali.
La Napoli Servizi spa, infatti, multiutility interamente pubblica incaricata di gestire il decoro urbano (e dunque ammanicata nella gestione dei rifiuti) opera grazie ad un regime di in-house providing. Questo da un lato comporta l’affidamento diretto della gestione del servizio da parte del Comune (quindi nessun appalto), dall’altro, si sostanzia (dovrei usare il condizionale) in un controllo assoluto dell’attività da parte dell’ente concedente. Il Comune di Napoli, o meglio la sua giunta, dovrebbe dettare legge sulla più piccola mossa. A maggior ragione su certe voci di bilancio, che richiederebbero il visto della giunta comunale. Ma qui nessuno ha controllato nulla. E nessuno è responsabile.
Sorprendente è poi il secondo capitolo di questa vicenda di mala gestione. Un capitolo che vede stanziati 3,5 milioni di euro a coprire le spese di «guardiania armata» in luoghi non meglio specificati. Quest’azienda che, secondo quanto risulta dal suo stesso sito, si occupa di «facchinaggio… servizi di pulizia del patrimonio immobiliare del Comune di Napoli… manutenzione del verde… call center», cosa se ne fa di una cifra che, per la sua entità, consentirebbe di assumere un miniesercito di guardie giurate? Le cose si fanno più chiare nel momento in cui si prende in considerazione il fatto che fra i suoi dipendenti, cresciuti grazie a un piano di 500 maxiassunzioni all’anno (nonostante il buco finanziario), ci sono parecchi lavoratori ex socialmente utili. Vale a dire, oltre a quelli in cassa integrazione o in lista di collocamento, persone «detenute per le quali sia prevista l’ammissione al lavoro esterno come modalità del programma di trattamento» (art. 4, d.lgs. 468/97).
Sin dal 2008, in piena emergenza rifiuti, il Comune aveva manifestato l’intenzione di dismettere la società invece di continuare a ripianarne i debiti. Ma poi un nuovo colpo di spugna ha eliminato il rosso con nuovi 62 milioni di euro stanziati nel 2011. Chiaro, la Napoli Servizi, con i suoi dipendenti e i suoi mille mestieri, è un succulento bacino di voti, usato per parcheggiare le richieste di assunzioni più pressanti. Ma il paradosso è che, mentre da un lato Iervolino protestava contro i tagli agli enti locali, dall’altro Realfonzo permetteva l’elargizione dei tesoretti. Da ultimo quello odierno. Tutti sanno che questo non è un tempo di regali. De Magistris batte i piedi per terra ma poi, invece di investire sull’impiantistica e sui depuratori, preferisce sollevarsi dal problema rifiuti vendendo la monnezza agli olandesi (tra l’altro l’appalto per il trasporto su nave è stato concesso ad armatori olandesi invece di far lavorare quelli nazionali). Insomma, paghiamo per esportare la nostra spazzatura, ci arrabbiamo per i tagli agli enti locali e poi, alla fine, c’è chi sotto sotto riesce a guadagnarci sempre.






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