In memoria della Shoah

Nel 1945, in questa stessa giornata, truppe sovietiche entravano ad Auschwitz liberando i pochi superstiti del campo di concentramento rimasto più tristemente celebre alla storia.

Per non dimenticare, condividi questa piccola testimonianza di Primo Levi(Se questo è un uomo):

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Monti e l’Europa: il dialogo tra sordi

da Ragionpolitica.it

Monti si è recato a Bruxelles, dove si svolge l’Ecofin per provare ad esporre la strategia di crescita dell’Italia, nel difficile intento di presentare un Paese ormai maturo, pronto per una virata di cambiamento. Certo, avrà un bel da fare nell’impedire che tale virata diventi un inchino fatale, perché quando si varano decreti «lacrime e sangue» il livello di pressione interna si alza a tal punto che diventa poi impossibile mantenere l’impianto originale. E allora via agli annacquamenti. Ciò che conta è scongiurare la lotta cittadina, la guerra civile. Ma alla fine, delle decisioni prese non è più soddisfatto nessuno.

Sembra quasi un déjà-vu, ma prima era colpa di Berlusconi, oggi invece dell’Europa, dei mercati o, forse, per chi si sente più politicamente corretto, della crisi. Ciò nondimeno Monti, nella sua irreprensibile sobrietà verde bosco, è homo intoccabile. Egli può vantare ormai aperture con paesi tradizionalmente diffidenti, come Olanda e Danimarca. E annuncia trionfante, ma sempre sobrio, di intrattenere un serio dialogo con i tedeschi. Non si vuole sbilanciare, nel rispondere alle domande incalzanti dei giornalisti, sulle indiscrezioni di Spiegel in merito ad uno spalleggiamento da parte del Presidente della Bce Draghi  riguardo all proposta, proveniente dallo stesso Monti, per l’innalzamento a 1000 miliardi di euro della dotazione al nuovo Meccanismo di Stabilità (ESM), che sostituirà l’esangue fondo salvastati da luglio dell’anno prossimo. Non si sente di smentire né di confermare, eppure, aggiunge, «se gli importi (dei fondi salvastati, ndr.) sono di dimensione tale che i mercati li considerano credibili è molto probabile che non debbano mai essere sborsati». Insomma, «in fondo in fondo» l’idea la cova veramente, ma non ha il coraggio di dirlo in faccia alla Merkel che, ora come ora, ha il coltello dalla parte del manico.

Emblematica, viceversa, la Cancelliera in conferenza stampa a Berlino. La Germania, dice, ha sempre fatto quello che doveva fare per difendere l’euro. Non metterà un euro di più per rimpinguare il forziere di quel tanto ambìto fondo salvastati a cui molti vorrebbero accedere. Anzi, se le pressioni dovessero aumentare, la Germania potrebbe quasi quasi cambiare idea. Così, per scaramuccia. Parole algide, che diventano adamantine quando si vaglia l’impegno finanziario che la Germania potrebbe assumere nei vari salvataggi. Eppure, hanno già ottenuto quello che volevano. Un patto fiscale duro, anzi durissimo, per imbrigliare gli Stati figliol prodighi, rei di aver sperperato i loro risparmi senza controllo. Con delle regole che, lo ricordiamo, obbligheranno i paesi dell’eurozona a incorporare nelle loro Costituzioni nuove e prammatiche disposizioni sul bilancio pubblico, per il contenimento del deficit annuale alla soglia dello 0,5% del Pil nominale, salvo circostanze eccezionali o recessioni. Regole che, ancora, inaspriranno la procedura di infrazione per deficit eccessivo già disciplinata da Maastricht, nella speranza di renderla effettiva.

Ma come? Non era stata la stessa Germania, assieme alla sorella Francia, a superare sistematicamente la fatidica soglia del 3% di rapporto deficit/Pil, nei tre anni antecedenti al 2004? All’epoca, quando il Consiglio dei ministri delle finanze Ue decise di «graziare» le due indisciplinate, senza comminare alcuna sanzione, fu elogiato di pragmatismo. Oggi, da quegli stessi pulpiti si biasima il lassismo fiscale, invocando al contempo rigore e rigidità.

Ma la Germania si è ritrovata sola nella sua rocca degli allori. I francesi non ridono più, perché anche loro hanno subito il duro colpo inferto dal declassamento. E se seguono ancora Berlino nel suo oltranzismo fiscale, è perché hanno l’interesse a mantenersi un ruolo di primazia in un consesso che sempre di più assiste inerme allo snaturarsi del metodo comunitario, a detrimento di quei principi di cogestione (e non «congestione», come si sono poi rivelati) che erano alla base dell’Unione. Del resto, in un’entità parapolitica che ha una moneta unica ma non una testa unica, è inevitabile che prima o poi, soprattutto in situazioni eccezionali di crisi, prevalgano gli intendimenti del più forte. Questo Monti lo dovrebbe tenere bene a mente, poiché da che mondo e mondo, la diplomazia, viene surclassata dai tradizionali rapporti di forza, ai quali non è possibile rispondere se non tirando fuori affilate unghie retrattili.


Una proposta per le liberalizzazioni da fare

da Ragionpolitica.it

Tante, forse troppe, sono le voci che si stanno levando in questi giorni sulla questione scottante delle liberalizzazioni. Una questione che indirettamente riguarda tutti gli italiani ma che, ancora una volta, coinvolge in negativo solo settori circoscritti dell’economia nazionale. Il Pdl ha fatto il punto della situazione, riunendo tutte le opinioni e producendo un documento presentato a Palazzo Madama dal segretario Alfano, dai capigruppo Gasparri e Cicchitto, dal vice presidente del gruppo alla Camera Corsaro e dagli ex ministri Brunetta e Romani. Tredici fondamentali ragionamenti che compongono la proposta finale del partito per il rilancio della crescita attraverso le liberalizzazioni. Leggi il seguito di questo post »


Opzione guerra preventiva in Iran

da www.ragionpolitica.it

L’amministrazione Obama si era distinta, almeno ai suoi albori, per una marcata volontà di cambiamento nel dialogo con Teheran, tant’è che un’appena insediata Casa Bianca aveva mandato un messaggio privato alla suprema autorità religiosa, l’Ayatollah Khomeini, per spingere i rispettivi paesi a impegnarsi proficuamente su importanti questioni di interesse reciproco. Tra queste, in prima linea c’era quella del nucleare. Non importa se per usi pacifici o militari, l’avanzamento tecnologico sulla fissione del nucleo di uranio ha da sempre fomentato un odio biunivoco che oggi, dopo una serie di episodi escalatori, sta facendo vagliare, alla luce dei fermenti elettorali statunitensi, l’opportunità di una guerra preventiva contro l’Iran (c’è chi è d’accordo e chi no). Leggi il seguito di questo post »


Luci e ombre della nuova costituzione ungherese

 

 

da Ragionpolitica 

Più di diecimila manifestanti, dicono, si sono riversati nelle gelide piazze ungheresi, e non per festeggiare il primo dell’anno ma per protestare contro l’entrata in vigore della nuova costituzione ungherese. La stragrande maggioranza dei media occidentali e statunitensi si è mostrata accorata per le sorti della democratica Ungheria, che rischierebbe di essere travolta dalla «cappa conservatrice» forzosamente e unilateralmente imposta dal partito «di regime». Leggi il seguito di questo post »


La dubbia parabola ascendente di Assad

da www.ragionpolitica.it

Lo avevano dato per spacciato. O moribondo, per lo meno. Stando alle conclusioni affrettate di molti commentatori, lo scoppio della Rivoluzione dei gelsomini avrebbe contagiato anche quella terra. Forse, si era detto, la verve agitatrice avrebbe facilitato lo strappo dal potere anche in capo al temibile e dinastico reggente in Siria. Eppure, se alla primavera araba va ascritto il merito di aver depennato tre pesanti dittature, a nulla sono valse le analoghe proteste contro il governo di Damasco, se non a fomentare un criminoso e quotidiano eccidio. Leggi il seguito di questo post »


La Siria non è la Libia, tira vento di guerra fredda

da www.ragionpolitica.it

Occhi sempre più puntati sulla Siria, stato canaglia relegato a un grave isolamento diplomatico per via dei gravissimi crimini perpetrati dal regime di Assad. Solo negli ultimi giorni Damasco ha assistito impotente alla sua sospensione dal consesso della Lega Araba, l’organizzazione internazionale che riunisce i paesi nordafricani e della penisola araba (molti dei quali già protagonisti della rivoluzione del gelsomino). Oltre a ciò, Leggi il seguito di questo post »


Ultimatum dell’euro a rischio tracollo

 

da www.ragionpolitica.it

I leader europei tergiversano e concludono con il solito nulla di fatto. I «nein» della Merkel, i «peut-ȇtre» di Sarkozy e i «tuttavia» di Monti sono finiti tutti nello stesso scarico, centrifugati e rimestati per un prodotto finale che parla di tutto ma che non contiene vere misure.

È l’Europa della crisi. Una crisi non solo economica ma anche politico-istituzionale, talmente grave Leggi il seguito di questo post »


Il governo dei primi della classe

da www.ragionpolitica.it

Lista chiusa. La rosa dei tecnici è pronta e il giuramento al Colle è filato liscio, dietro i buoni auspici delle asciutte congratulazioni delle varie parti politiche. Finalmente sembrano tutti quieti, tranquilli, soddisfatti, nonostante gli episodi da capodanno cinese che hanno rubato la luce dei riflettori al momento del passaggio di consegne. Che i nomi dei neoministri siano popolari o no, la caratura di questo nuovo governo, sorto dalle ceneri della politica, sarà pesantemente condizionata dai molteplici nodi che dovranno sciogliere. Riforma delle pensioni, tagli degli sprechi, risanamento del bilancio e chi più ne ha più ne metta. Leggi il seguito di questo post »


Gli epitaffi vanno fatti alla sinistra

da www.ragionpolitica.it

Evviva! Era ora! Finalmente! A sinistra tutti esultano, plaudono, si complimentano. Al centro e in certi ambienti di destra, invece, forse avranno smesso di prendere analgesici contro un «mal di pancia» divenuto ormai cronico. E giù, fiumi di editoriali sulla fine di un’era: il berlusconismo. Son tutti bravi a ripercorrere la sua storia, a giudicare i suoi errori, a criticare le sue scelte, con spudorata saccenteria. Ex post, ovviamente. Leggi il seguito di questo post »